mercoledì 6 luglio 2011

San Crescenzo Martire



A Bonito (AV), incastonata nella parete laterale destra della Chiesa Madre, un’urna maestosa in perfetto stile rococò, tutta indorata, custodisce il fragile e piccolo corpo di un fanciullo martire, chiamato Crescenzo.
Di lui sappiamo con certezza solo queste brevi notizie che si desumono dall’iscrizione trovata sulla sua tomba nel cimitero di S. Ciriaca in Roma:
CRESCENTIUS QUI VIXIT AN XI. MATER CUM METU POSUIT
(Crescenzio (o Crescenzo) che visse 11 anni. La madre con trepidazione pose)


Il santo fu all’inizio chiamato Crescenzio; poi, dalla seconda metà dell’Ottocento, la grafia mutò in Crescenzo, mentre è ancora chiamato “Crescenzio” nel linguaggio popolare.
Nel mese di luglio dell’anno 1800 il corpo del santo fu portato a Bonito dal domenicano P. Luigi Vincenzo Cassitto, illustre teologo e predicatore, il quale, con apposito atto notarile, lo donò all’Arciconfraternita della Buona Morte. Da allora i fedeli bonitesi lo festeggiano la prima domenica di agosto.

A Roma, verso la fine del terzo secolo, in una famiglia in cui il Vangelo era vita vissuta ogni giorno, anche in mezzo alle persecuzioni più feroci come quella di Diocleziano, nacque questo fanciullo dal nome augurale, auspicio di crescita non solo fisica, ma soprattutto spirituale e morale.
Il linguaggio scarno dell’iscrizione c’induce a pensare che essa sia tra quelle più antiche, e potrebbe risalire alla fine del terzo o al principio del quarto secolo, quando il messaggio delle lapidi era estremamente sobrio e si limitava a citare il nome del martire e la persona che aveva curato la sepoltura. 


Questa avvenne nell’agro Verano, nel cimitero di S. Ciriaca, la nobile matrona romana che lì seppellì anche il corpo di S. Lorenzo Martire. Dal modo della sepoltura particolarmente curata, con iscrizione e simboli del martirio si dedurrebbe che la sua famiglia fosse distinta ed agiata. Le tombe dei poveri spesso rimanevano anonime, senza nessun segno di distinzione.
Il fatto che solo lui e non la madre fosse martirizzato farebbe supporre che si trattasse di una colpa sua personale. Quale? Ogni ipotesi è buona. Certamente in quei tempi anche i fanciulli e le fanciulle erano profondamente istruiti nella fede e si nutrivano quotidianamente dell’Eucaristia. Basti pensare a S. Tarcisio, S. Pancrazio, S. Agnese a Roma, S. Agata e S. Lucia in Sicilia, S. Eulalia in Spagna. 


Non è da escludere l’ipotesi che S. Crescenzo, come S. Tarcisio, abbia preferito farsi uccidere, anziché profanare o far profanare l’Eucaristia, oppure si sia rifiutato di sacrificare agli idoli. Forse sarà bastato il semplice fatto di essere un cristiano per ricevere la condanna, in quanto i Cristiani erano considerati “irreligiosi in Caesares” (= empi verso gli imperatori).


L’iscrizione tombale ci presenta la figura forte e tenera della madre di S. Crescenzo che, sull’esempio della Madonna che, pur nello schianto del cuore materno, stava ritta in piedi presso la croce del suo figlio, ha soltanto trepidato dinanzi al piccolo testimone di Cristo, che aveva confermato col sangue il patto del battesimo. Ha raccolto quel sangue, lo ha deposto in un’ampolla e, più che alla terra, ha affidato a Dio, eredità, corona e premio dei martiri, il corpo del suo bambino. 


E nel cimitero di S. Ciriaca, questo invitto soldato di Cristo ha dormito per cinque secoli, fino a quando P. Luigi Vincenzo Cassitto lo ha scoperto e, dopo l’esumazione, composizione e ricognizione del corpo da parte del chirurgo pontificio Antonio Magnani, lo ha portato al suo paese natale di Bonito.


Autore: Carlo Graziano

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